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Comunità energetiche rinnovabili: opportunità e benefici per i cittadini italiani

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno cambiando il modo di produrre e consumare energia in Italia. Queste associazioni permettono ai cittadini di essere protagonisti della transizione energetica, producendo e condividendo energia da fonti rinnovabili. I vantaggi? Risparmio, rispetto per l’ambiente e una comunità più unita.

Unirsi per un Futuro Sostenibile

Una Comunità Energetica Rinnovabile è un gruppo di persone, aziende, o enti che collaborano per produrre e consumare energia pulita a livello locale. Immagina un gruppo di vicini, un condominio, o piccole imprese che si uniscono per installare pannelli solari: questa è l’idea di base di una CER. La legge italiana, in linea con le direttive europee, definisce la CER come un soggetto giuridico autonomo, basato sulla partecipazione volontaria. I membri, che siano persone fisiche, piccole e medie imprese (PMI) o enti locali, devono trovarsi vicino agli impianti di produzione. L’obiettivo principale, come precisa Osservatori.net, non è il profitto, ma creare benefici ambientali, economici e sociali per la comunità.

Come Funziona in Pratica?

I membri di una CER collaborano per creare impianti che producono energia da fonti rinnovabili, come pannelli solari, impianti eolici, idroelettrici o a biomasse. L’energia prodotta serve a soddisfare i bisogni dei membri. Quella in eccesso può essere immessa nella rete elettrica o condivisa, generando ulteriori vantaggi economici grazie a specifici incentivi. Ogni impianto di una CER può avere una potenza massima di 1 MW, ma la CER stessa può avere più impianti. Tutte le utenze devono essere collegate alla stessa cabina di trasformazione primaria, come indicato da Sky TG24.

Autoconsumo Collettivo e Comunità Energetiche: Quali Differenze?

È importante distinguere tra autoconsumo collettivo e comunità energetiche. L’autoconsumo collettivo, come spiega PMI.it, si applica a gruppi di consumatori nello stesso edificio (ad esempio, un condominio). Le comunità energetiche, invece, coinvolgono soggetti diversi (cittadini, imprese, enti) in un’area più ampia, purché connessi alla stessa cabina primaria. Entrambi i modelli promuovono l’energia rinnovabile, ma con normative e ambiti di applicazione differenti.

I Vantaggi Concreti delle CER

Aderire a una CER offre vantaggi concreti, riassumibili in tre punti chiave:

Risparmio in Bolletta

Il vantaggio più evidente è la riduzione della spesa per l’energia. Grazie all’autoconsumo, i membri della CER dipendono meno dai fornitori tradizionali e risparmiano. A questo si aggiungono gli incentivi statali per l’energia condivisa, come tariffe incentivanti e contributi a fondo perduto. Questi incentivi, come spiegato da PMI.it, rendono l’investimento conveniente, accelerando il ritorno economico e garantendo un risparmio duraturo.

Un Aiuto all’Ambiente

Le CER sono uno strumento per la sostenibilità. Utilizzando fonti rinnovabili, riducono le emissioni di CO2, il principale responsabile del cambiamento climatico. Inoltre, la produzione di energia “a chilometro zero” minimizza le perdite di rete.

Una Comunità Più Forte

Le CER non sono solo un progetto energetico, ma anche sociale. Favoriscono la collaborazione, rafforzando il senso di comunità e la partecipazione. Un aspetto importante è la lotta alla povertà energetica, garantendo a tutti l’accesso a energia pulita a costi contenuti. Le CER sono un modello di democrazia energetica, con i cittadini al centro del sistema, come evidenzia Euricse.

Il Supporto dello Stato: Incentivi e Normative

Il governo italiano sostiene le CER. Il Decreto CER (Decreto MASE n. 414 del 7 dicembre 2023), entrato in vigore il 24 gennaio 2024, è un passo fondamentale, come riporta Certifico Srl.

Contributi a Fondo Perduto e Tariffe Vantaggiose

Il decreto prevede due forme di sostegno. Un contributo a fondo perduto, fino al 40% dei costi, per impianti in CER situate in comuni con meno di 5.000 abitanti (finanziato dal PNRR). E una tariffa incentivante sull’energia prodotta e condivisa, valida in tutta Italia. Questi incentivi sono cumulabili, come sottolinea Valori.it, rendendo l’adesione a una CER molto vantaggiosa.

Il Ruolo del GSE

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) è centrale. Il GSE gestisce gli incentivi e fornisce assistenza a chi è interessato a una CER. Sul sito del GSE si trovano guide, documenti e strumenti utili, come la mappa delle cabine primarie.

Le CER in Italia: Una Realtà in Crescita

Le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno crescendo in Italia. A maggio 2024, sono attive 46 CER, come riporta Rinnovabili.it. Un numero che testimonia un interesse crescente. La maggior parte usa impianti fotovoltaici, ma si va verso altre fonti rinnovabili, dimostrando la versatilità del modello. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha sottolineato l’importanza delle CER a “Key – The Energy Transition Expo 2025”, evidenziando l’impegno del governo, come si legge sul sito del MASE.

Non Solo Fotovoltaico

Sebbene il fotovoltaico sia predominante (87,4% degli impianti), si registra un interesse crescente per l’idroelettrico, l’eolico e le biomasse, a conferma della flessibilità delle CER.

Le Sfide da Affrontare

Nonostante la crescita, le CER affrontano alcune sfide. La burocrazia, le incertezze normative e le difficoltà nello scambio di dati sono ostacoli da superare, come evidenziato anche da Industria e Formazione. È fondamentale semplificare le procedure e garantire un quadro normativo chiaro per favorire lo sviluppo delle CER.

Oltre i Numeri: l’Impatto Sociale delle CER

Le CER non sono solo numeri e risparmio. Diverse iniziative in Italia dimostrano il loro impatto sociale, come evidenziato da LifeGate. Un esempio è la CER’O2z a Ozzano dell’Emilia, la prima Comunità Energetica Rinnovabile del comune, presentata ufficialmente, come riportato dal sito del Comune di Ozzano dell’Emilia. Questa iniziativa coinvolge cittadini e imprese, dimostrando i benefici tangibili per la comunità. Anche il settore privato supporta le CER, come dimostrano le FAQ di Enel Green Power.

Come Creare una CER: Guida Pratica

Avviare una CER è più semplice di quanto si pensi. Ecco i passi fondamentali:

Trova i Partecipanti

Il primo passo è riunire persone, aziende o enti interessati. Possono essere vicini, condomini, imprese, o enti pubblici (scuole, municipi). L’importante è essere collegati alla stessa cabina primaria.

Scegli la Forma Giuridica

La CER deve avere una forma giuridica. Le più comuni sono l’associazione (riconosciuta o non riconosciuta) o la cooperativa. La scelta dipende dalle dimensioni e caratteristiche della comunità.

Realizza l’Impianto

Una volta costituita la CER, bisogna realizzare l’impianto di produzione di energia rinnovabile. La scelta della tecnologia dipende dalle risorse disponibili e dai bisogni.

Fai Domanda al GSE

Per accedere agli incentivi, bisogna presentare domanda al GSE, che fornisce informazioni e modulistica sul suo sito.

Un Futuro di Energia Condivisa

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono un’opportunità per l’Italia. Permettono ai cittadini di essere protagonisti di una transizione verso un sistema energetico sostenibile, decentralizzato e democratico. I benefici sono tanti: risparmio, tutela dell’ambiente, coesione sociale e lotta al cambiamento climatico. Le sfide non mancano, ma l’interesse crescente e l’impegno del governo indicano che le CER avranno un ruolo sempre più importante.

Partecipa al Cambiamento

Sei interessato a un futuro energetico più sostenibile? Informati sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, valuta la possibilità di aderire a una CER esistente o di crearne una nuova nella tua zona. Il futuro dell’energia è nelle nostre mani.

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Biomassa: la fonte rinnovabile più antica e il suo futuro in Italia

La biomassa, una delle fonti energetiche rinnovabili più antiche utilizzate dall’uomo, sta vivendo una nuova fase di interesse in Italia. Questa risorsa, che comprende materiali organici di origine vegetale o animale, offre un contributo significativo alla transizione energetica e all’economia circolare. A differenza di altre fonti rinnovabili, la biomassa è programmabile, garantendo una produzione di energia costante e affidabile.

Come Funziona l’Energia da Biomassa

L’energia da biomassa si basa su un principio fondamentale: sfruttare l’energia solare immagazzinata dalle piante attraverso la fotosintesi. Quando la biomassa viene bruciata, questa energia viene rilasciata sotto forma di calore. Questo calore può essere utilizzato direttamente, ad esempio per il riscaldamento, o per produrre vapore che aziona turbine per generare elettricità, come spiegato in dettaglio da Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Questo processo, se gestito correttamente, è considerato a emissioni di CO2 neutre, poiché la quantità di anidride carbonica rilasciata è equivalente a quella assorbita dalle piante durante la loro crescita.

Fonti di Biomassa e Loro Utilizzo in Italia

In Italia, la biomassa proviene da diverse fonti, come evidenziato da Sorgenia. Troviamo sottoprodotti forestali, agricoli e agroalimentari. Regioni come Veneto, Trentino e Toscana forniscono ramaglie, mentre l’Emilia Romagna contribuisce con residui agricoli. Nel 2023, sono state utilizzate quasi 700.000 tonnellate di biomasse, con una predominanza di sottoprodotti (94%). Un aspetto significativo è la provenienza locale: circa il 48% del materiale proviene da un raggio inferiore a 70 km dagli impianti, promuovendo filiere corte.

Esempi Concreti e Innovazione nel Settore

Un esempio significativo è l’impianto di Mercure, operativo dal 2016, con una potenza di 41 MWe e una produzione annua di 280 GWh. Questo impianto utilizza circa 380.000 tonnellate di biomassa legnosa all’anno, fornite da produttori locali. Ma l’innovazione non si ferma qui. Progetti di ricerca, come il “Sustainable Bioenergy Research Project” (SBRP) di Abu Dhabi, stanno esplorando nuove frontiere, come l’utilizzo di sistemi agricoli integrati in ambienti desertici, come riportato da Alternativa Sostenibile. Questi progetti dimostrano come anche contesti apparentemente ostili possano diventare produttivi.

Biomassa ed Economia Circolare

L’utilizzo della biomassa si inserisce perfettamente in un modello di economia circolare. Materiali che altrimenti sarebbero destinati allo smaltimento vengono valorizzati. Esempi virtuosi includono l’utilizzo del legname derivante dalla tempesta Vaia e degli ulivi pugliesi colpiti da Xylella. Anche i sottoprodotti della lavorazione della biomassa, come le ceneri, possono essere riutilizzati, chiudendo ulteriormente il cerchio.

Impatto Economico e Occupazionale

Il settore della biomassa in Italia offre importanti benefici economici e occupazionali. Si stimano circa 5.000 lavoratori coinvolti a livello nazionale, come riportato nelle fonti. La destinazione energetica dei sottoprodotti agricoli e forestali rappresenta un’opportunità di reddito integrativo per le filiere, soprattutto nelle zone marginali del Paese. Questo aspetto è cruciale per lo sviluppo rurale e la creazione di nuove opportunità di lavoro.

Sfide e Criticità della Biomassa

Nonostante i vantaggi, la biomassa presenta alcune sfide. È fondamentale una gestione sostenibile delle foreste per evitare impatti negativi sulla biodiversità, come sottolineato nel progetto DIVERSE, descritto da RSE. Inoltre, la combustione di biomassa può rilasciare inquinanti atmosferici, se non adeguatamente controllata. Per questo, è essenziale investire in tecnologie di controllo delle emissioni e promuovere le migliori pratiche di gestione, come evidenziato anche da FIPER.

Il Futuro della Biomassa in Italia

Nonostante la crescita delle superfici boschive in Italia, la biomassa di origine boschiva rimane sottoutilizzata. Esiste un notevole potenziale di crescita, a condizione di promuovere una gestione sostenibile e incentivare l’utilizzo di biomasse residuali. La bioenergia, come sottolineato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), è una componente essenziale per la transizione energetica. Il suo futuro in Italia appare promettente, in quanto fonte rinnovabile versatile e capace di generare benefici ambientali, economici e sociali.

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Silicone: ecco come aiuta l’ecologia

Meglio chiarirlo una volta per tutte: il silicone non è un materiale che appartiene alla famiglia dei polimeri (e quindi della plastica). La sua componente principale è infatti il silicio che, insieme all’ossigeno, è l’elemento più diffuso sul nostro pianeta. Viene quindi inserito nella famiglia delle gomme.

Inodore e insapore, resistente e capace di assumere le più svariate densità e forme, il silicone riveste un ruolo fondamentale come validissimo sostituto della plastica. Ma attenzione, lo ritroviamo anche nelle protesi ergonomiche per il seno, e ciò significa che ha incredibili proprietà ipoallergeniche.

Il suo ruolo nell’industria medicale

Nel settore medico, i siliconi non sono solamente utili, ma sono diventati praticamente indispensabili. Basti pensare, ad esempio, all’ampia gamma di accessori in dotazione agli ospedali, molti dei quali sono fatti proprio di questo materiale, come ad esempio maschere, tubi e cuscini speciali.

Come testimoniato dai recenti successi dell’azienda Motiva, il silicone di grado medico è stato usato per realizzare protesi per il seno ergonomiche che si adattano con naturalezza al resto del busto. Queste protesi hanno una caratteristica unica: la loro forma segue i movimenti del corpo, e ciò permette di sentirsi belle senza mettere in evidenza il lavoro del chirurgo. Da un’azienda leader di settore come Motiva, d’altra parte, è normale aspettarsi il meglio.

Il silicone in casa

Dalla cucina al bagno, gli utensili realizzati in silicone, anche coloratissimo, sono sempre più presenti nelle abitazioni di coloro che cercano una valida alternativa alla plastica. Dalle bottiglie per l’acqua (quelle pieghevoli sono molto comode!), fino agli stampi per torte e i dispenser per il bagno, il vantaggio di acquistare un articolo realizzato in questo materiale è tangibile, oltre che per la Terra, anche per il proprio portafogli. Il silicone, infatti, è praticamente indistruttibile e non si deforma. Inoltre, a causa delle recenti normative relative alla plastica monouso, la sua produzione ha subito un forte impulso.

Il silicone nell’edilizia

Grazie alle sue proprietà isolanti, questo materiale viene usato per impermeabilizzare e sigillare tra di loro le superfici. Inoltre, viene utilizzato in moltissimi altri campi, come la produzione di stampi per mattoni in resina e in cemento. Il silicone garantisce un’ottima durabilità, resistenza all’acqua e agli agenti atmosferici: insomma, è un vero alleato sia a livello industriale che nelle piccole riforme fai-da-te.

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Piccole imprese e risparmio energetico

A volte il concetto di risparmio energetico è legato meramente al tipo di fonte energetica da cui approvvigionarsi, ma nella realtà vi sono molti modi per ottenere buoni risultati.

Prendiamo ad esempio i consumi di acqua di una civile abitazione o di un piccolo condominio, per quanto attiene l’uso della toilette o l’irrigazione di un giardino o di un orto. Nella stragrande maggioranza dei casi l’acqua necessaria viene prelevata dall’acquedotto, sprecando così acqua potabile pagata anche a caro prezzo, in qualche caso si preleva acqua da pozzi freatici, con relativi costi di pompaggio e filtraggio.

Provvedere alla raccolta e allo stoccaggio dell’acqua piovana può portare enormi risparmi e sinergie ambientali, semplicemente collegando le grondaie a contenitori che possono facilmente essere interrati e serviti da piccole pompe alimentate da un impianto fotovoltaico.

Per gli ambienti collettivi, quali palestre, piscine e scuole, sistemi di recupero del calore dagli impianti di trattamento dell’aria sono in grado di generare considerevoli risparmi sulle bollette e sono di facile applicazione a fronte di costi contenuti.

Altro tema è quello della mobilità individuale, che oggi vede spesso l’utilizzo esasperato dell’automobile, quand’anche potremmo fare uso di una bici o di un monopattino, elettrici o non, piuttosto che delle nostre gambe, con evidente risparmio.

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Risparmio energetico in agricoltura

Tra le attività a cui si presta meno attenzione in relazione ai temi energetici vi è l’agricoltura, ma in realtà essa ha un ruolo fondamentale nel risparmio energetico globale.

I miglioramenti tecnologici

Negli ultimi decenni le macchine agricole sono cresciute in dimensione, potenza e settori di applicazione, con un conseguente aumento dei loro consumi, legati fortemente all’uso di combustibili fossili, essendo il diesel il primo sistema di motorizzazione e di produzione energetica di queste macchine.

Sul mercato si stanno affacciando le prime innovazioni, con l’uso di biocarburanti, idrogeno e motori elettrici, ma il processo di sostituzione dei vecchi sistemi sembra lento e difficile.

I risparmi possibili sono invece già alla portata delle diverse aziende agricole nel reperimento dell’energia necessaria a far funzionare stalle, essiccatoi, caseifici, impianti di conservazione e di trasformazione dei prodotti alimentari.

Sfruttare due volte i raggi solari

Il largo impiego del fotovoltaico sui tetti delle stalle e dei magazzini, la possibilità di installare impianti eolici, l’utilizzo dei reflui animali, dei cascami agricoli e delle biomasse per la produzione di biogas, offrono al mondo agricolo l’opportunità di influire positivamente sia sul risparmio energetico che sulla riduzione del consumo di combustibili fossili e delle relative emissioni in atmosfera.

In particolare, proprio l’utilizzo di scarti agricoli, deiezioni animali e cascami, indirizzati alla produzione di biogas, rendono disponibili alle aziende agricole energia elettrica e calore in quantità, potendo sfruttare tutte le possibili applicazioni anche laddove vi siano necessità di refrigerazione per la conservazione delle derrate alimentari con la tecnologia delle pompe di calore.

Il tutto senza dimenticare che proprio gli agricoltori potrebbero beneficiare della geotermia superficiale.

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Industria, uno sguardo al futuro energetico

Di grande attualità in questi mesi di fortissimi rincari del costo dei combustibili, è il tema del risparmio energetico nelle diverse attività industriali.

Le normative di recente approvazione in Europa e nel mondo, tendenti a incentivare l’abbandono del carbone e di alcuni idrocarburi pesanti dalla produzione energetica, hanno spostato la domanda sul gas naturale e sulle forniture di energia da fonti rinnovabili, con l’effetto di agire sulla ben nota legge delle domanda e dell’offerta che ha immediatamente comportato un enorme incremento dei prezzi del gas naturale.

Nel mentre la ripresa economica post Covid ha causato l’aumento della domanda di prodotti petroliferi e un conseguente innalzamento anche dei prezzi, rendendo così ancor più necessario un ripensamento dei sistemi di produzione industriale dell’energia.

La tecnologia da tempo affronta il tema della diminuzione dei consumi energetici nei processi produttivi, ma vi sono limiti al di sotto dei quali non si può andare, e la crescita costante della produzione di beni nel mondo genera un continuo aumento dei consumi energetici a prescindere.

Una grande speranza si è accesa in questi ultimi mesi con l’affacciarsi dell’idrogeno quale vettore energetico di prossimo utilizzo, ma sono ancora necessari enormi progressi tecnologici al riguardo.

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Soluzioni energetiche industriali

Mentre per i macrosistemi, la grande industria, i trasporti e le collettività si stanno cercando soluzioni per la transizione verso un significativo risparmio energetico e una riduzione delle emissioni inquinanti, ognuno di noi può già impattare positivamente su entrambi.

L’impiego del fotovoltaico, del mini eolico, della geotermia e oggi anche delle caldaie a idrogeno e delle celle a combustibile, consentono ai privati cittadini di potersi dotare di sistemi di grande efficienza energetica, spesso con una notevole se non totale riduzione delle emissioni nocive.

La stragrande maggioranza dei tetti delle abitazioni rurali e delle ville o villette offre la possibilità di installazione di impianti fotovoltaici in grado di garantire la totalità dei consumi energetici delle famiglie che le abitano, con la prospettiva di poter essere pienamente autonomi se non addirittura fornitori di elettrici alla rete.

Dove le condizioni ambientali lo consentano, l’installazione di mini impianti eolici, tradizionali o ad asse verticale, sono capaci di soddisfare bisogni anche maggiori, quali ad esempio quelli di un condominio di molti piani.

Meno sviluppato ma di sicuro valore è l’utilizzo di impianti geotermici e di caldaie a idrogeno, così come delle celle a combustibile, ma la strada verso il risparmio energetico sembra in ogni caso di rapida applicazione.

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Edilizia, come risparmiare energia in questo settore

Il settore edile è già da anni alla ricerca di tutte le soluzioni per un forte risparmio energetico in tutta la sua filiera produttiva.

L’inquinamento dovuto alla cementificazione

Spesso accusato di essere un grande inquinatore, specialmente nella produzione di cemento e di piastrelle, dove gli attuali impianti sono fortemente energivori e consumano prevalentemente combustibili fossili, anche laddove siano passati al gas naturale, tutto il mondo edile è attento a una forte e progressiva riduzione dei consumi energetici.

Si dovrà affrontare anche un profondo cambio di filosofia, ad esempio modificando il metodo di fornitura energetica dei cementifici, spesso utilizzati alla scorta di inceneritori impropri, dove disfarsi di rifiuti solidi urbani non riciclabili ma ricchi di potere calorico, tanto necessario alla produzione del cemento.

Tuttavia è la filiera dell’edilizia nel suo complesso a dover fare un grande sforzo di adeguamento al risparmio energetico e, conseguentemente, alla riduzione del riscaldamento globale.

Intervenire su logistica e riciclaggio

La logistica è forse la parte su cui si può già intervenire proficuamente, riducendo gli spostamenti dei materiali dalle aree di produzione alle aree di utilizzo senza dover percorrere migliaia di chilometri dalla fabbrica all’impiego, adeguando i sistemi di trasporto alle motorizzazioni ecologiche.

L’uso di materiali riciclati, di nuovi materiali a minor impatto ambientale e con migliori caratteristiche rispetto agli attuali, con cicli produttivi green e a basso impatto energetico, le innovazioni tecnologiche, architettoniche e ingegneristiche potranno consentire al settore di ridurre l’impronta lasciata sull’ambiente arrivando ad apportare grandi benefici sia alla filiera produttiva sia alla riduzione delle emissioni di gas serra e calore generati nei processi di realizzazione dei materiali edili.

Oggi disponiamo di cementi alleggeriti al graphene, di asfalti additivati al graphene, di polimeri di ultima generazione capaci di ridurre il bisogno di cemento e bitume in strade e palazzi: l’edilizia sarà il primo settore a dare un apporto importante al risparmio energetico globale.

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Convertire i mezzi di trasporto per risparmiare energia

Uno dei temi di grande attualità in materia di risparmio energetico riguarda l’impatto della conversione della mobilità attuale, basata prevalentemente sui motori a combustione interna alimentati da combustibili fossili; l’intento è sostituirli rapidamente con motori elettrici alimentati da accumulatori, con motori alimentati da combustibili ecologici provenienti da fonti rinnovabili o celle a combustibile alimentate a idrogeno.

Non solo auto elettriche

Quando si affronta il tema della mobilità in generale, si deve aver ben presente il quadro complessivo rappresentato dai vari settori: mobilità individuale, collettiva e trasporto merci.

Sulla mobilità individuale ci si sta orientando molto, sia in termini di attenzione sia in termini di indirizzo politico, verso soluzioni che la tecnologia ci mette già a disposizione, come la motorizzazione elettrica delle automobili e in genere dei piccoli veicoli a motore come le motociclette o i monopattini.

Rimane ancora irrisolto il problema delle autonomie per i veicoli alimentabili con accumulatori elettrici, mentre la strada è ancora lunga e in salita per le applicazioni relative alle celle a combustibile o all’uso di biocarburanti, anche se la scienza sta dando quotidianamente risposte interessanti e, per certi versi, immediatamente attuabili.

Rimpiazzare milioni di veicoli richiede tempo

Non si deve però dimenticare che sostituire il parco circolante mondiale delle sole automobili è una vera e propria fatica di Ercole, che passa attraverso la totale trasformazione di sistemi produttivi attraverso investimenti ingenti investimenti, la costruzione di una efficiente rete di alimentazione di e di tutto ciò che vi gira attorno, dalle officine meccaniche al riciclaggio delle batterie.

Migliore è la situazione quando si parla di mobilità collettiva: molte reti ferroviarie per il trasporto passeggeri e praticamente tutte le reti di metropolitana sono elettrificate, gran parte delle flotte di autobus cittadini sono dotati di motorizzazioni ibride o totalmente elettriche, sulle reti extraurbane stradali sono già presenti automezzi dotati di motorizzazioni ecologiche anche sulle grandi distanze e la sostituzione dei veicoli con motori diesel sta avvenendo rapidamente.

Qualche passo avanti si sta facendo anche sulle grandi navi da crociera, con le prime motorizzazioni a gas naturale, così come sulle navi per il trasporto merci con i primi motori ad idrogeno, ma il 99% del trasporto merci avviene e avverrà ancora per molti anni utilizzando motori a combustibili fossili.

Lo stesso dicasi ovviamente per tutto il trasporto aereo, da cui si ricava che il contenimento energetico e la riduzione dell’impatto sul clima del pianeta da parte di questi settori rimangano obiettivi molto lontani.

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Per fermare il riscaldamento globale, l’uomo dovrà modificare i processi produttivi industriali

La sfida del ventunesimo secolo è tutta incentrata sul controllo del cambiamento climatico e delle conseguenze dell’incremento medio di temperatura sulla nostra società, sul mondo animale e sulla produzione di beni primari.

Effetto serra e riscaldamento globale

Ormai assodato come le attività umane stiano comportando la crescita repentina delle temperature medie del pianeta, con innumerevoli ed evidenti ricadute sul clima che a loro volta si riverberano sui cicli di vita degli altri esseri viventi, abbiamo la necessità di riprogrammare l’uso delle risorse energetiche per mettere un freno al riscaldamento globale.

Parliamo diffusamente di gas serra provenienti dalle nostre attività, spesso concentrando l’attenzione sull’uso dei combustibili fossili per l’autotrazione o per la produzione di energia elettrica, e siamo meno attenti ai processi industriali che sono grandi fonti di calore e conseguentemente di emissioni di anidride carbonica; a oggi per questi non vediamo soluzioni immediate di risparmio energetico o possibilità di conversione verso sistemi a ridotto impatto ambientale.

Molteplici problemi da risolvere

Mentre ci risulta facile affrontare temi quali la sostituzione dei combustibili fossili nella produzione di energia elettrica, avendo anche a disposizione il crescente utilizzo delle fonti rinnovabili per assolvere alla domanda di elettricità, grazie alla messa in esercizio di mega impianti eolici e fotovoltaici in tutto il mondo, ancora non viene preso in esame l’aspetto legato a tutti quei processi produttivi che hanno bisogno di grandi quantità di calore.

Dall’industria metallurgica, di certo la più assetata di energia e tra le più inquinanti, dato il largo uso del carbone, fino all’industria alimentare, che usa il calore per le cotture e la conservazione dei cibi, per la formatura dei contenitori, siano essi di vetro o di plastica, passando attraverso i materiali per l’edilizia, quasi non esiste processo industriale che, pur utilizzando energia proveniente da fonti rinnovabili, non produca calore in grandi quantità.

Come migliorare la salute del pianeta

Per questo, come dicevamo, oltre al controllo delle emissioni con effetto serra di cui tutti siamo preoccupati e a cui tutti guardiamo con ansia crescente, non basterà limitare la CO2 e il metano immessi nell’atmosfera terrestre per abbassarne la temperatura, ma dovremo iniziare a riprogettare processi produttivi come quello delle piastrelle ceramiche o del riciclo della carta, dell’estrazione dello zucchero dalle barbabietole o della tostatura del caffè.

Per ridurre la quantità di calore che apportiamo quotidianamente all’atmosfera terrestre dovremo certamente sfruttare la possibilità di produrre l’energia elettrica necessaria per questi processi industriali a partire dalle fonti rinnovabili, quali vento e sole: questo ci aiuterà a ridurre l’uso dei combustibili fossili fin qui impiegati in sistemi di combustione, dove il calore viene convertito in energia elettrica attraverso la produzione di vapore ad alta pressione, che poi va a cedere il calore accumulato in acqua di raffreddamento, contribuendo a innalzare la temperatura del pianeta.

Oggi l’attenzione dei ricercatori e dei legislatori è fortemente indirizzata al solo contenimento delle emissioni inquinanti e alla riduzione dell’effetto serra, ma nell’immediato futuro dovremo porre mano anche al minor impatto di diffusione termica di tutti i processi produttivi che al momento danneggiano quotidianamente la Terra.